Acqua cotta (azzurra)

Il titolo la dice lunga sulla difficoltà di elaborazione di questo piatto inventato dai tagliatori alla macchia.
Veniva cucinato nel bosco coicché cèra﴾1﴿ nella padella di ferro.
Quindi se non avete una padella di ferro, non cominciate nemmeno.
Tornate a leggere quando ve la sarete procurata.
Se capitate in gita in Casentino, la potrete comprare alla ferramenta Bastieri di Pratovecchio, che merita di essere inserita come mèta obbligatoria di un eventuale itinerario turistico﴾2﴿, al pari del Castello o della Pieve romanica di Romena.
Ovvia. Cominciamo.
Mettete un po’ d’olio d’oliva nella padella di ferro, buttateci dentro le cipolle tagliate a fettine e fatele rosolare a fuoco vivo, parecchio vivo (deve imitare la fiamma del fuoco acceso nel bosco dai suddetti tagliatori).
Se ce l’avete, potete aggiungere la carne secca tagliata a dadini; la﴾3﴿  ci stà bene.
Quando questi ingredienti sono ben rosolati aggiungete abbondante conserva di pomodoro, sale, pepe, magari un po’ di peperoncino e rimescolate.
A questo punto ricoprite tutto con l’acqua fino al bordo della padella e lasciate bollire dolcemente fino a quando i sapori si saranno confusi insieme.
A parte tagliate il pane a fette sottili, non occorre abbrustolirlo.
Adagiate il pane a strati in una insalatiera, su ogni strato versate questa brodaglia e una grattata di cacio pecorino, “ma anche con quello non si diventa grassi e per risparmiare se ne mangia pochino”.
Servitela calda e buon appetito.
Questa è la ricetta originaria dell’acqua cotta, ma dato che la civiltà del benessere ci ha abituati a non fare a miccino﴾4﴿, potete arricchire il piatto aggiungendo, prima dell’acqua, i fagioli lessati, le bietole tritate, un uovo a persona, le verdure avanzate del giorno prima, insomma quello che vi pare.
 
note
﴾1﴿ con cosa c’era
(2) pubblicità occulta
(3) essa, la carne secca
(4) risparmiare, fare con poco
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