Il Frutto della salute

 

Tratto da “Novelle Tosco Brozzesi”
Raccolte da Gabriella Di Tante
Trascritte da Giuliano Dei
 
C’era un bambino di nome Gionni che aveva tanto tanto amore per i suoi nonni e per tutti; era un bambino affettuoso.
Un giorno i su’ nonno si ammalò gravemente e questo bambino aveva tanta paura di perderlo. Era disperato ed andava sempre a piangere sotto un albero, nascosto da tutti finché un giorno gli apparve, oppure arrivò alle sue spalle senza che lui se ne accorgesse, una donnina vecchia che si mise ad accarezzargli i capelli dicendo:
- Gionni, tu sei disperato pe’ ittu’ nonno, vero?
- Sì – rispose il bambino – ho paura che moia.
Riprese la vecchina:
- Senti, io ti propongo invece la guarigione de’ tu’ nonno, però bisogna che tu ti sacrifichi, perché devi andare a cercare il Frutto della Salute che si trova lontano lontano. Tu dovrai passare attraverso il fiume, attraverso il monte, attraverso il deserto, attraverso il bosco ed incontrerai tanti pericoli che supererai solo se il tuo amore sarà tanto forte. Solo così riuscirai ad arrivare al Giardino degli Alberi della Vita dove, all’Albero della Salute, potrai cogliere il frutto della salute che guarirà i’ tu’ nonno.
Detto questo sparì.
Il bambino, appena riprese coraggio, corse subito a casa ed alla mamma ed al babbo raccontò quanto gli era successo e della decisione che aveva preso.
- Voglio andare e salvare imme’ nonno – e la mamma, tutta disperata:
- Macché tu va’ a fare così lontano.
Ed anche il babbo disse:
- Ma che se’ diventato grullo, ‘un tu conosci nulla all’infori di questo logo, noeee … noeee… ‘un tu va’ proprio in nessun posto.
Ma lui deciso:
- M’hanno detto che c’è un giardino dove c’è il Frutto della Salute e io voglio andare.
Insomma ‘un ci fu cristi di dissuaderlo ed ai suoi genitori non rimase che preparargli qualche provvista; Gionni salutò i genitori, salutò gli amici e via.
Cammina cammina, arrivò vicino al bosco, fece una piccola sosta, ma poi si fece coraggio e infilò nella foresta, ma il suo cuoricino batteva un po’ più veloce del solito per una certa fifetta … voi capite.
Ecco che incontrò il lupo, al quale venne l’acquolina in bocca vedendo il ragazzino, perché, vu’ lo sapete bambini, al lupo piace mangiare la ciccia dei grandi e dei piccini, uomini ed animali; quando ha fame chi lo regge? Insomma il lupo stava per avventarsi su Gionni che disse:
- Prima di mangiarmi ascoltami – ed al lupo che gli scodinzolava intorno intorno non perdendolo di vista con quegli occhiacci rossi, raccontò tutta la storia, dov’era diretto e perché. La belva, a sentire un bambino deciso ad affrontare tutti i pericoli per amore del nonno, si commosse ed invece di cascargli l’acquolina dalla bocca cominciarono a cascargli le lacrime dagli occhi e disse:
- Lo sai icché? Gliè tanto che si mangia carote, perché ‘un si raccapezza più nulla di carne, si mangerà carote anche stasera. Anzi, tu vien con me – e lo portò alla sua tana e lo presentò alla moglie e ai cuccioli e tutti contenti mangiarono e giocarono finché non andarono a letto.
La mattina, presto presto, la lupetta svegliò il bambino, gli fece fare colazione a base di verdure. Dopo aver salutato tutti, Gionni andò via.
Cammin facendo pensava a quanto la gente diceva male del lupo e come, invece, quello che aveva incontrato nel bosco era stato gentile con lui. Finalmente dopo aver camminato tanto, uscì dal bosco e davanti a lui apparve un gran deserto.
Nel deserto ci sono tante cose pericolose: le sabbie mobili, i serpenti, piante piene di spine velenose, e, detto fatto, chi t’incontra? Incontra un serpente e uno fra i più velenosi, il serpente a sonagli!
Gionni a vedere quel rettile giallastro ebbe un sussulto, ma si fece coraggio ed anche a lui raccontò il motivo del suo viaggio e come il lupo, incontrato il giorno prima, l’avesse risparmiato. Anche il serpente si commosse a sentire quel nipotino che voleva salvare il nonno tanto malato e volle accompagnare il bambino attraverso il deserto perché non si perdesse e lo portò fino alle sponde di un lago, al di là del quale si vedeva una grande montagna.
- Se t’ha la pazienza di aspettare qui a riva, verranno dei lucci, i pesci del lago – disse il serpente.
Non ebbe finito di parlare che ecco far capolino dall’acqua un luccio che gridò:
- Chi mi vole ?
- Veramente ti s’è solo rammentato – disse Gionni – ma voglio raccontare la mia storia anche a te il pesce tranquillo com’è, si convinse subito ad aiutare il ragazzo ad attraversare il lago e quando si salutarono il grande luccio mise in guardia il piccolo camminatore:
- La cima della montagna è il regno dell’aquila, il più grande fra tutti gli uccelli, e se ti prende con i suoi artigli ti porterà fra le nuvole per lasciarti cadere sulle rocce ed ucciderti per dar da mangiare agli aquilotti.
Gionni non si lasciò intimorire e cominciò con gran lena la ripida ascesa e, cosa strana, più che saliva e più forza e determinazione aveva nel raggiungere lo scopo di aiutare il suo nonno; sperava solo di fare in tempo a salvarlo.
Finalmente arrivò in cima al monte e d’improvviso scomparve il sole.
Sapete cos’era successo?
Erano le ali della grande aquila che facevano ombra su di lui! Gionni vide il grosso becco adunco e gli aguzzi e terribili artigli pronti ad afferrarlo, non si perse di coraggio e le disse:
- Aquila ‘un mi pigliare: prima acoltami pe’ piacere, ti devo raccontare una storia d’amore.
La regina delle vette fu presa alla sprovvista. Quando mai nel silenzio delle cime aveva sentito parole: solo vento, schianti di saette o il turbinare delle tempeste e quindi la bocca del bambino l’affascinò ed ancor più le sue parole. Non pensò più alla fame, si rannicchiò sugli aquilotti e disse:
- Questo è un bell’esempio di amore, va rispettato.
Invitò il bambino a sospendere il cammino, perché ormai era scesa la notte e la mattina indicò a Gionni il sentiero più facile e veloce per scendere a valle e, mentre lui correva giù a rotta di collo, l’aquila su nel cielo volteggiava richiamandolo con i suoi strilli acuti se accennava a sbagliare strada. E lo guidò fino ad un grande cancello tutto d’ora, splendente nel sole del mattino: era aperto e il bambino poté entrare nel giardino pieno d’alberi, il primo dei quali aveva frutti tutti colorati. Era il Giardino del Frutto della Salute.
Gionni si dette da fare per prendere ciò che cercava, ma non sapeva quale frutto cogliere, perché non c’era nulla che l’indicava.
Allora l’albero cominciò:
- Bambino, t’ha durato tanta fatica. Sappi che io sono l’albero del POTERE e chi mangia i me’ frutti non avrà più alcuna difficoltà a risolvere ogni problema, senza alcuno sforzo. Potrai comandare tutti, spadroneggiare quanto vorrai.
- Ma imme’ nonno? – rispose il bambino.
Ittu’ nonno è vecchio e se unnè oggi, domani morirà. Mangia imme’ frutto e non dovrai più faticare.
- No – disse Gionni – se imme’ nonno muore che me ne fo de’ potere, io voglio il nonno da abbracciare.
L’albero dentro di sé pensò: “Ecco un bravo bambino; come vorrei avere un nipote come lui!” Ripiegò i suoi rami e coprì con le foglie tutti i frutti colorati.
Gionni andò avanti e incontrò un’altra pianta di uno splendore e di una forma unica e chiese:
- Sei tu il frutto della salute?
- No – rispose l’albero – io sono quello della BELLEZZA; mangia i me’ frutti e tu sarai il bambino più bello del mondo; tu sarai premiato, la tua bellezza sarà esaltata da tutti …
- E imme’ nonno? – replicò il bambino.
- Ittu’ nonno morirà, dovrà pur morire e quindi o che muoia oggi o fra qualche anno che differenza fa?
- Ma io – disse Gionni – sono venuto fin qui apposta perché imme’ nonno possa campare di più.
- Allora – disse l’Albero della Bellezza – vai oltre. Bravo bambino, come vorrei essere io ittu’ nonno!
S’inoltrò ancora di più nel grande Giardino e s’imbatté in un albero tutto d’oro:
- Tu chi sei? – chiese Gionni.
- Io sono l’albero della RICCHEZZA e se mangerai i me’ frutti non avrai davvero più nessun problema, perché sarai ricco, ricco sfondato e potrai fare tutto, viaggiare quanto vorrai, avere belle case.
- Ma imme’ nonno?
- Ittu’ nonno, se mangerai i me’ frutti, non lo troverai al tuo ritorno a casa, sarà morto e gli potrai fare una bella tomba con i fiori più costosi e gli potrai far fare una bella statua dal più grande scultore.
- Ma non sentirò più le sue mani fra i me’ capelli?
- Eh no! Sarà morto come ti ho già detto.
- Rinuncio –disse Gionni.
Incontrò un albero enorme, verdissimo, maestoso, con dei frutti rosei e lucenti, insomma sembrava proprio il ritratto della salute ed allora gli cominciò a battere forte il cuore, perché si rese conto di essere finalmente davanti all’albero della SALUTE.
- Ho seguito con trepidazione il tuo cammino ed avevo paura che qualcuno riuscisse ad incantarti e a non farti arrivare fino a me – disse l’Albero della Salute. Ma prendi i me’ frutti, falli mangiare a ittu’ nonno in modo che egli guarisca e si rimetta bene in gamba. Vai piccolo mio, vai che Iddio ti accompagni.
Gionni tutto felice prese i frutti e corse via salutando a destra ed a manca.
Rifece tutta la strada che aveva percorso per arrivare.
Incontrò per prima l’aquila sulla vetta del monte a cui lasciò un bocconcino del frutto della salute, poi lo lasciò al luccio, al serpente, al lupo e finalmente arrivò a casa. Mise il frutto davanti al nonno che se lo mangiò subito ritornando l’uomo vigoroso e sano che il nipote conosceva.
Tutti in famiglia assaggiarono il frutto e quando poi, dopo tanti anni il nonno morì, Gionni, ormai adulto, ripensò a quanto aveva fatto bene ad andare a cercare il Frutto della Salute che gli aveva permesso di crescere, godendo della saggezza del nonno.
- Mi ha insegnato che la più bella cosa nella vita è la salute, la bontà, l’amore. Meno male che non mi feci affascinare dal Potere, dalla Bellezza, dalla Ricchezza. Ricorderò sempre gli insegnamenti del nonno e potrò così tramandarli ai me’ figli e a i me’ nipoti.
Gionni visse a lungo serenamente ed onestamente.
 
“Quando muore un vecchio, muore una biblioteca”, disse un saggio africano.
 
Stretta la foglia, larga la via,
dite la vostra che ho detto la mia.

 

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