Lettera inedita n. 1

Pubblichiamo alcune lettere - scambi più o meno affettuosi tra celebri coppie- che a causa del noto disservizio postale non sono mai arrivate a destinazione, vagando qua e là per il mondo, per anni, secoli e per tale motivo, pur riguardando personaggi noti, non hanno contribuito a documentare le loro storie. Per la legge sulla privacy e per un logico dubbio sulla loro autenticità non possiamo citarne la fonte. Abbiamo dovuto raccorciare, tagliare qualche firma, ma dal tono, dallo stile e dagli argomenti se ne potrebbero dedurre gli attori. Praticamente, sono degli inediti -talvolta dissacranti- che rivelano facce nascoste, retroscena inimmaginabili ed intimità insospettate, aspetti ignoti al grande pubblico.
. Se questo dovesse intaccare la vostra radicata considerazione su alcuni personaggi non prendetevela con noi. È colpa delle poste!!!
 

Lettera registr. al rep. N.12, rinvenuta- senza data e firma- a Firenze nel milleseicentoequalcosa, negli scantinati di una bettola di Ponte Vecchio, durante gli scavi di ripristino susseguenti ad una piena dell'Arno.
Numerose perizie effettuate sulla carta sono riuscite a stabilirne una probabile datazione( 1300ca), ma non ad identificarne con certezza l'autore. Secondo un celebre critico letterario dell'ottocento, in base alle sue approfondite ricerche, si tratterebbe di parte di un carteggio amoroso tra tal Caradante (Dante) De' Sozzoni, operaio di frantoio con l'hobby della poesia e Beatrice (Betti) Peretonde, procace gentildonna della provincia di Firenze. 

Mia adorata Betti, esco ora dall'inferno e bramo di raggiungere il paradiso via purgatorio. Ma quella strada è invero buia senza il tuo aiuto, la tua luce-guida. Ti avevo dedicato già una mezza dozzina di sonetti ed altra robetta, ma non sono serviti a niente; ti darei una Vita Nuova se servisse! Ora mi sto sobbarcando una fatica immane solo ed unicamente per aprire il tuo cuore verso di me. Dimmi: che altro posso fare? Le occasioni per vederti son già così rare, ma quella pur rara volta che ho il bene di incontrarti- bella e ridente,pronta a vincermi col lume d'un sorriso- neanche ti accorgi di me, m'ignori! O forse fingi? Ahimé, son disperato, non meno che avvilito! 

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura 
che sento penetrarmi dalle terga
perché pavento in rima il sommo amore 
se di me nemmen fieto t'alberga?

Qualche amico mi ha detto che sarei troppo vecchio per te! È vero, io sono,

Nel mezzo del cammin di nostra vita
Ma la metà che resta non è corta
Certo non sarìa per me infinita
Comunque di scongiuri ne fo' scorta;
E ancora posso dire e tanto fare: 
Morire mi farai, anzi schiattare! 

Specie se, come m'han riferito, hai lanciato qualche sagace commento sul mio profilo, ignorando, nel tuo ingenuo candore, che più esso s'espone, più aquilino s'innalza, più è conferma di virili virtù nascoste e non sgradite né a gentil madonna qual tu sei, né a volgar plebea. Senti, hara, sii onesta: io ho composto un libello, un'opera, grandiosa e rischiosa, che spero mi porti sul capo secoli di maledizioni da imberbi studentelli; te l'ho dedicata, ti ho portato fin su le stelle e ti ho resa immortale, ma però (eh,eh,tutto mi è concesso, vorrei proprio veder chi protestar m'ardisce) tu in cambio una qual "cosina" me la devi pur dare! Mi appello al tuo senso di giustizia od anche… a qualunque altro senso!

È una profferta che t'espongo in rima, che, com'è ben noto a tutti, mi riesce meglio.

Schiavo sarò per sempre, candida vestale
Perduto nel tuo amor vivrò, immortale
Tu che i sospiri del mio cor ti prendi
Almeno per tua grazia i vuoti rendi.
Ogni aver mio, ogni possesso
Tuo sarà, per sempre, adesso
Deh, dammi fugace una occasione
Aspettami stasera al tuo portone.
M'intenderai d'amor così assetato
Che quel che là accadrà parrà fatato.
"Oh, tu natura, vera madre, ne fai tante
Perché non dovrei dar se pur son dante?
Perir dovrei io qui, solingo sulla sedia
A vergar pagine di pagine commedia?
E giorno e notte il cor portarmi in volo
Movendo la mia piuma, e tutto solo?"
No! io ti bramo oh Betti, fremo pel gran disio
Spalanca quel portone, che tosto vengo io
Preda sarai dell'estasi, arsa da fochi intensi
E l'improvviso sguazzo de' tuoi sensi
Urlare ti farà… oh, io già il discerno:
"Movimi da quassù, meglio all'inferno."

Perdonami, niuno mi conosce in tal guisa, ma cotal passione mi rese intrapren..dante . Eheheheh

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