San Valentino

 

L’uomo passò frettoloso in corsa verso stringenti impegni.
La solita baracca dei fiori era lì a sventagliare colori da vasi di plastica corrosi: acque messe e rimesse, calore del sole, umidità autunnali che avevano lasciato il segno.
Quel giorno specialità: rose rosse, si festeggiava l’amore, era San Valentino.
La tenda del chiosco sbatacchiava un po’ lisa  e la signora s’indaffarava con cesoie impietose.
Aveva urgenza l’uomo e una luce svagata negli occhi, quasi malinconica.
Tuttavia la sua fretta inciampò. Lo sguardo che correva sulle cose fu rapinato da un vaso un po’ fuori campo, quasi aggiunto all’ostentazione della merce, poco desideroso di transazioni tra bellezza e denaro.
Conteneva margherite e tra tutte una più lunga, gialla, come a disagio.
Lui ebbe un pensiero del tutto bizzarro: non era una margherita qualsiasi.
L’orologio gli palpitò al polso ma lui rallentò l’andatura, riagguantò il tempo, tornò indietro di quel tanto da compiere un gesto.
Non visto allungò la mano, rubò quel fiore a sua volta rubato e si sentì giusto e benedetto; con il bottino nascosto sotto l’impermeabile, il suo battito infantile spinse un passo d’altra urgenza verso il parco più vicino. E al diavolo gli impegni.
La panchina lo accolse sotto una magnolia matrona sfogliata dall’inverno. Protetto dall’arco di quei rami impegnò coraggio e gesto.
Lentamente, con mosse da madre che snoda gli intrecci dai capelli di una figlia, iniziò:
m’ama…non m’ama…m’ama…non m’ama… m'ama....
L’interrogativo si esaurì.
Sciolse il respiro annodato d’ansia. Stringendo al petto il gambo tenero del fiore denudato, l’uomo distese il corpo contratto, spianò una ad una le rughe della fronte.
Allungò le gambe e sorrise.
Tenne cari in grembo i petali gialli gustando di ognuno il piccolo peso innocente.
La sua vita in corsa riposava finalmente leggera in quel responso.
Visse l’attimo dandolo per vero e offrì in quiete il volto al sole.
“Che pace” pensò “che pace…”.
 
Non vide la lacrima  uscire trasparente e vischiosa dal gambo spezzato.
Innocente può essere una bugia: l’ultimo gesto di un benevolo fiore.

 

 

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